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Airbnb: non è poi così vero che tutto il mondo è paese

Pubblicato il: 5 giugno 2017

Airbnb cresce parallelamente a tutte le nuove realtà della sharing economy. Ma ciò non ci dice nulla di nuovo.

 

Partiamo, invece, da due notizie distinte e separate che riguardano Airbnb, il più conosciuto esempio di home sharing.

 

La prima è che la Svezia propone l’intero paese su Airbnb, sottolineando e valorizzando il “diritto all’accesso al pubblico”, che afferma la libertà di chiunque di poter utilizzare, nei limiti del rispetto ambientale, gli spazi del territorio nazionale.

 

L’altra è che il governo italiano ha introdotto una nuova manovra fiscale che vuole imporre una tassazione al 21% nei confronti delle piattaforme online della sharing economy, per semplicità denominata norma “anti-Airbnb.

 

Cosa hanno in comune le due notizie? Nulla. Tristemente, nulla.

 

Il primo caso è l’esempio di un’ottima campagna promozionale attivata attraverso il canale digitale di Airbnb, ma soprattutto della previdente capacità di osservare il presente e immaginare il futuro. Considerando le trasformazioni del settore turistico grazie alle numerose possibilità che offre il web, la Svezia ha deciso di cavalcare i mutamenti e gestirli da protagonista.

 

Così tramite Airbnb, la Svezia pubblicizza il paese come se fosse un’enorme casa messa a disposizione di qualsiasi turista.

 

Nell’altro caso, invece, sembra emergere una certa miopia verso le trasformazioni in atto, che porta ad adottare vecchie soluzioni a nuovi problemi.

 

La manovra del governo italiano prevede il pagamento di una tassa fissa, la cedolare secca del 21%, per gli affitti brevi (inferiori a 30 giorni), sia che siano stipulati direttamente sia che avvengano tramite intermediari come Airbnb. Questa va a sostituire l’Irpef e l’imposta di registro che chi affitta deve pagare con la dichiarazione dei redditi.

 

Airbnb e le altre piattaforme di sharing economy sono una realtà relativamente recente che, sicuramente, ha bisogno di essere regolamentata. Ma, appunto per la novità del settore, bisognerebbe spendere qualche risorsa più opportuna e realizzare qualche studio più approfondito per trattarla.

 

Ad esempio, in molte città, Airbnb versa al comune una tassa di soggiorno, evitando così di far pagare l’host, ossia il soggetto ospitante. Una dimostrazione di come sia possibile individuare soluzioni che garantiscano un sistema win-win per tutti i soggetti interessati.

 

“La Svezia non ha una torre Eiffel. Non ci sono cascate del Niagara o Big Ben. Non c’è neanche una piccola Sfinge. La Svezia però ha qualcosa di diverso: la libertà di girovagare. Questo è il nostro monumento”. Così inizia lo spot svedese sulla piattaforma Airbnb.

 

L’Italia, dal canto suo, ha il Colosseo, gli Uffizi, la Valle dei Templi, ecc. ecc. Ma fino a quando le attrattive, bellissime e uniche, se non promosse al meglio e non inserite in progetti di più ampio respiro, riusciranno a reggere il passo del nuovo turista?

 

La coppia “turismo e web” è un binomio perfetto, in quanto riesce a incastrare del tutto le peculiarità dell’uno con le caratteristiche dell’altro.

 

Interconnessione, velocità, interattività, non linearità, multimedialità, abbattimento delle categorie di spazio e tempo sono le nuove leve che fanno del web il canale privilegiato della promozione turistica.

 

Non a caso, storicamente il turismo si è dimostrato tra i primi settori a percepire l’importanza di utilizzare le tecnologie dell’informazione, mettendo in atto una “democratizzazione” dell’accesso al mercato.

 

Con la nuova generazione di applicazioni web, con l’avvento della sharing economy e piattaforme come Airbnb e Booking.com, che enfatizzano i concetti di collaborazione e interazione tra utenti, tutto è diventato più fluido e immediato.

 

La Svezia l’ha capito e saggiamente ha deciso di stare nel contesto, di promuovere la sua storia e la sua essenza con i nuovi strumenti offerti dalla Rete.

 

L’Italia, invece, per il momento è ferma agli aspetti burocratici e fiscali.

 

Probabilmente domani lavorerà per adeguarsi alle nuove realtà digitali e, magari, dopodomani riuscirà a sfruttarle, come il caso svedese.

 

Probabilmente domani comprenderà l’importanza di stare nei tempi giusti e, magari, dopodomani sarà anche in grado di anticiparli.

 

Probabilmente domani, magari.

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