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Bufale: specie a rischio estinzione

Pubblicato il: 14 febbraio 2017

Mai più bufale sul web? Sfida ardua ma non ritenuta impossibile da Google e Facebook che hanno deciso di giocare questa partita alleandosi con le maggiori testate giornalistiche francesi. L’obiettivo è vincere i mondiali, ops no! Vincere le elezioni francesi…no, nemmeno questo! Lo scopo è monitorare la Rete nella prossima campagna elettorale francese ed evitare che le fake news diventino virali, così com’è accaduto nella corsa alle presidenziali statunitensi. Nello scontro Donald Trump – Hillary Clinton il web ha giocato un ruolo fondamentale e sono in molti a pensare che la diffusione di notizie false o manipolate abbia contribuito a spostare voti e creare un quadro distorto della realtà.  E allora si deve correre ai ripari, anche perché il mondo politico europeo è molto preoccupato di rivivere l’esperienza americana.

 

 

Non è (più) un paese per bufale

Sembra che questo timore abbia spinto la Francia e i suoi organi di stampa a dichiarare guerra alle bufale!

 

Nasce così CrossCheck: una piattaforma che prevede la stretta collaborazione tra i giornalisti e i colossi del web per combattere il diffondersi di notizie false e fuorvianti. Al progetto, seguito da First Draft News – organizzazione no profit finanziata dal dipartimento News Lab di Google – hanno aderito 17 dei più autorevoli media francesi (tra cui Le Monde, Libéracion, Agence France-Presse). Sarà, inoltre, supportato da Facebook, con la messa a disposizione di CrowdTangle, tool che analizza e monitora i contenuti social pertinenti in materia di elezioni. CrossCheck partirà ufficialmente il 27 febbraio e sarà testato per i successivi due mesi, fino al primo turno delle elezioni presidenziali del 27 aprile. Un importante campo di prova per testare e attestare questa collaborazione, finora vista in modo scettico da molti dei suoi fautori. Nel frattempo, comunque, si sta pensando di applicare lo stesso modello anche in Germania.

 

Il lavoro sinergico tra gli algoritmi di Google News e di Facebook CrowdTangle e l’esperienza delle redazioni confluirà su un sito dedicato dove gli utenti riceveranno le risposte ai propri quesiti sulla veridicità dei contenuti online. Contemporaneamente, le notizie incriminate saranno ostracizzate nel web.

 

Certificazione di origine controllata per le bufale

Questo esperimento potrebbe far guadagnare credibilità e attendibilità alla Rete, e dunque ai suoi operatori economici – Google e Facebook in primis – ed evitare ai giornalisti di riportare come vere fake news e bufale presenti sul web. Un po’ come funziona per le mozzarelle di bufala che necessitano di una certificazione che attesti l’autenticità del prodotto, la provenienza e la qualità, solo che in questo caso le bufale vengono eliminate.

 

 

Potrebbe però sorgere il solito problema di “chi controlla i controllori”: metti il caso che un utente privo di ironia e poco sarcastico segnali una notizia come fake, metti il caso che un redattore, sommerso da segnalazioni, in modo troppo rapido e superficiale attesti l’inautenticità, metti il caso che gli algoritmi non riescano a cogliere il sottile confine fra satira e manipolazione…la bufala è morta! Viva la bufala!  

 

Fonti: Repubblica.it; FirstDraftNews.com

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