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Il gioco d’azzardo online è il nuovo oppio dei popoli?

Pubblicato il: 24 aprile 2017

Lo sapevate che il gioco d’azzardo online ha un nuovo grosso competitor? Lo Stato!

 

Per un qualche strano motivo, quando si parla di gioco online lo associamo immediatamente a un’immagine di bisca clandestina, anche se virtuale, pur sempre a qualcosa di illegale.

 

Eppure, dopo oltre dieci anni dai primi tentativi di regolamentazione, attraversati da numerosi interventi legislativi, oggi il comparto del gioco d’azzardo online, quello legale, rappresenta il 4% del Prodotto Interno Lordo italiano, con un giro d’affari intorno ai 90 miliardi ed entrate sotto forma di tasse per lo Stato di quasi 250 milioni di euro (+21%) per il solo 2016.

 

Per entrare subito nel merito e comprendere la portata del fenomeno del gioco d’azzardo online, basta dire che esistono attualmente 7,3 milioni di conto gioco aperti e quelli utilizzati nel 2016 sono stati 2,9 milioni.

 

La ricerca 2016-2017 dell’Osservatorio Gioco Online del Politecnico di Milano ci fornisce un quadro del settore in crescita e un dettagliato profilo dell’utente tipo dei giochi d’azzardo online.

 

Il mercato del gioco online: la spesa dei giocatori italiani

Nel 2016, la spesa dei giocatori italiani sulle piattaforme di gioco online regolamentate, ossia legali, ha superato, per la prima volta, il miliardo di euro, il 25% in più rispetto all’anno precedente, guadagnandosi una fetta del 5,4%  sul valore complessivo (mercato del gioco offline + online).

 

La spesa nel gioco online proviene soprattutto dai casino games, che incide per il 48%, con una spesa di 441 milioni di euro. Seguiti dai 350 milioni di euro delle scommesse sportive, che rappresentano circa il 34% della spesa complessiva.

 

Perde colpi rispetto al passato la mania del poker, che comunque ricopre una fetta pari al 13%, ossia 138 milioni. Il restante 10%, di quasi 100 milioni di euro, viene speso in altri giochi online quali bingo, superenalotto, lotto, lotterie, virtual betting, skill games e betting exchange.

 

Si preferisce sempre più giocare d’azzardo da mobile: infatti, la spesa fatta da smartphone e tablet raggiunge i 233 milioni di euro (+50% rispetto al 2015).

 

In Italia il gioco online è regolamentato attraverso alcuni principi basilari da rispettare, come, ad esempio, l’autorizzazione dell’esercizio di gioco rilasciata da AAMS, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per contrastare l’offerta illegale, oppure l’apertura obbligatoria da parte dell’utente di un conto gioco, ossia una sorta di portafogli virtuale dove transitano tutti i movimenti delle giocate, delle vincite, dei versamenti.

 

Il profilo del giocatore online

Durante il 2016, gli italiani che hanno giocato almeno una volta sono stati 1 milione e 790 mila, il 15% in più rispetto all’anno precedente, e i giocatori unici al mese sono stati, in media, circa 766 mila.

 

Grazie ai dati della ricerca, è possibile tratteggiare il profilo dell’utente italiano che usufruisce delle piattaforme di gioco online.

 

È principalmente maschio (l’83% dei giocatori online è di sesso maschile), ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni (nello specifico, il 29% è composto da giovani fra i 25 e i 34 anni, il 24% fra i 35 e i 44, mentre il restante 17% è rappresentato da persone tra i 45 e i 54 anni). Vive soprattutto al Centro-Sud (69%) e spende in media per giocare online 48 euro al mese.

 

È vero che la lotta contro il gioco d’azzardo irregolare sta raggiungendo ottimi risultati e la regolamentazione dell’intero sistema consente di tenere a bada le derive patologiche che potrebbero scaturire dal giocare assiduamente in Rete.

 

È però altrettanto vero che il sommerso del gioco online porta ancora, senza passare dall’erario, cifre importanti nelle tasche delle mafie.

 

Ed è ancora più vero che aumentano i casi di ludopatici nel nostro paese.

 

Considerando che, dal 13 gennaio 2017, i trattamenti e le cure per la ludopatia sono stati inclusi nei Livelli essenziali di assistenza, ossia le prestazioni fornite dal Sistema Sanitario Nazionale, il dubbio nasce spontaneo.

 

Lo Stato incassa dal gioco online, ma spende per curare i ludopatici. Tornano i conti?

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