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Blog: “la situazione è grave ma non seria”

Pubblicato il: 24 luglio 2017

Il blog, comparso nel lontanissimo – per i tempi della Rete –1997 compie vent’anni e ci giungono per lui nefaste notizie di morte.

 

In realtà preferiamo pensare solo che sia in prognosi riservata, il che significa che il decorso della malattia che ha colpito i blog negli ultimi tempi potrebbe rivelarsi fatale oppure riportarlo a nuova linfa.

 

Ma da quale oscuro male è affetto il blog, forma di espressione e di comunicazione online da 20 anni?

 

Dicono che non ha retto all’arrivo prepotente dei social network, alla loro invadenza e pervasività nel quotidiano delle persone.

 

Dicono che fatale è per il blog l’irruenza e la fretta delle nuove generazioni, intente ad abbandonare la lettura e l’approfondimento di temi per mezzi più immediati come le immagini e i video.

 

Dicono che nuoce gravemente alla sua salute la quantità eccessiva di informazioni disponibili online, cosa che produce lo strano effetto di information overload, un sovraccarico che non siamo più in grado di gestire e ci porta a una paradossale diminuzione dell’attenzione.

 

I primi sintomi iniziano a comparire.

 

Il Wall Street Journal, il quotidiano a maggiore diffusione negli Stati Uniti, ha deciso di chiudere otto dei suoi blog di approfondimento.

 

Il New York Times, qualche tempo prima, ha preso la decisione di smettere di aggiornare «City Room», blog creato nel 2007.

 

E sono diverse le testate giornalistiche che, in rispettoso silenzio, staccano la spina a piccoli blog e rubriche digitali in sofferenza cronica.

 

Così come molti blog, nati da singoli utenti sotto la spinta della diffusione del diario digitale per raccontare e raccontarsi, sono, pian piano, diventati aridi fino a cadere in un triste mutismo.

 

I fatalisti stanno già organizzando i funerali per il mezzo di comunicazione che in un cortissimo arco temporale si è diffuso come nessun altro.

 

Le cure ci sono ma costano troppo, nel senso che richiedono troppa fatica.

 

Mel Campbell scrive sul Guardian: «Mantenere un blog personale è diventata un’impresa e i giovani non vogliono averci nulla a che fare, visto che ci sono altre piattaforme più interessanti».

 

Quindi, la domanda è perché prendersi cura di un malato terminale?

 

Forse perché non crediamo che la patologia che affligge il blog sia irreversibile e conduca necessariamente alla sua scomparsa.

 

È sicuramente vero che, quando il blog è nato e si è diffuso, non aveva un briciolo di concorrenza e le persone avevano un rapporto con il web completamente diverso rispetto ad oggi.

 

Non esistevano i social network che ci distraggono e ci tolgono gran parte del tempo che passiamo online. E non andavano alla ricerca di svago e intrattenimento sulla Rete, quanto piuttosto di informazione e approfondimento.

 

Ma, come spesso accade, ci si ammala per mano propria. Cosi come decidere di non curare quel lieve bruciore di stomaco può condurre a gastriti croniche, nello stesso modo non dedicare tempo e impegno alla gestione di un blog può condurre alla sua morte.

 

Molti blog hanno iniziato a riempirsi di contenuti poco interessanti e sempre più sterili.

 

Forse perché si è perso di vista l’obiettivo principale, ossia dare un valore aggiunto nei contenuti e nella forma ad argomenti di interesse.

 

Forse perché il desiderio degli utenti web di distrarsi ha fatto passare l’idea errata che non abbiano più anche il bisogno di informarsi.

 

Forse perché si scrivono i contenuti pensando all’impatto e al grado di influenza che possono ottenere sui social, dove in effetti il livello di attenzione è decisamente più basso.

 

Forse perché molti blogger hanno visto nei social networks un modo più semplice e meno faticoso per farsi conoscere ed esprimersi, finendo per abbandonare la strada, più tortuosa e meno gratificante in termini di effimeri like, della scrittura per il blog.

 

Vent’anni sono tanti per vivere in salute sul web che cambia velocemente, ma la capacità di reinventarsi e soprattutto adottare le giuste precauzioni aiuta a tener lontano gli acciacchi del tempo.

 

I blog hanno una caratteristica che, nel panorama della Rete, li rende unici: i contenuti. Non sono pura informazione, bensì punti di osservazione su argomenti di interesse, sviscerandoli in profondità, in una forma piacevole e fluida.

 

E l’utente andrà sempre alla ricerca di contenuti validi e di qualità.

 

Ora, per evitare che le campane suonino a morto per il blog, è opportuno tagliare i rami secchi incapaci di dare un valore aggiunto agli utenti e somministrare una ricca dose di contenuti originali, utili e interessanti.

 

Come sosteneva Ennio Flaiano, “la situazione è grave, ma non seria”.

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