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Microchip sottopelle sostituisce il cartellino

Pubblicato il: 14 aprile 2017

Signore e signori, siete pronti ad assistere a un incontro/scontro leggendario?

 

App Nonsonodaccordo vs App Sonofavorevole si misurano sul ring del “Microchip sottopelle è giusto o meno”. A colpi di osservazioni e opinioni, i due contendenti se ne daranno di santa ragione in nome della privacy l’uno e della comodità l’altro.

 

Non resta che augurarci che vinca il migliore!

 

Al centro del quadrato la notizia della società Epicenter che ha introdotto un chip multifunzione per i dipendenti, inserito sottopelle, tra il pollice e l’indice della mano.

 

È bastato leggere l’annuncio che già 150 dipendenti dell’azienda svedese utilizzano il microchip sottopelle per ovviare ad azioni come timbrare il cartellino, prendere un caffè o accedere al proprio computer per far scaturire la contrapposizione dei due combattenti.

 

App Nonsonodaccordo (al microchip sottopelle, ovviamente) attacca per primo con il colpo dell’invasione della privacy, sostenendo che l’impianto di queste tecnologie darà inizio a un controllo sempre più pressante e totalizzante sulla vita professionale e non dei dipendenti.

 

App Sonofavorevole, burlandosi delle teorie complottistiche dell’avversario, attutisce il colpo parandosi dietro la spiegazione che la scelta di farsi impiantare il microchip sottopelle è esclusivamente volontaria e va a semplificare le azioni quotidiane senza il bisogno di ricordarsi il badge, memorizzare password e avere sempre le tanto fastidiose monetine in tasca.

 

Non contento, rincalza dicendo che i dati raccolti dal microchip sottopelle sono gli stessi che arrivano all’azienda attraverso un semplice badge e che poi questi dispositivi sottocutanei, piccoli quanto un chicco di riso, sono 10 volte meno pericolosi di uno smartphone in termini di violazione della privacy.

 

Si difende App Nonsonodaccordo con la convinzione che è la stessa natura, fortemente invasiva, di questo strumento a renderlo rischioso, anche per la salute, considerando che, seppur piccolo come un chicco di riso, è pur sempre un corpo estraneo inserito sottopelle.

 

E contrattacca presentando possibili scenari discriminatori per chi non volesse accollarsi, anzi innestarsi, il chip, quali la non assunzione o l’impossibilità di far carriera se si rinuncia al controllo del microchip e alla richiesta di diventare un cyborg.

 

Preso alla sprovvista, App Sonofavorevole accusa l’ultimo attacco e sferra un colpo basso, lanciando la prospettiva dell’applicazione dei microchip sottopelle nei dipendenti pubblici italiani, cosa che eliminerebbe definitivamente l’annoso problema dei furbetti del cartellino.

 

I due avversari si lasciano cadere al tappeto immaginando quanti sarebbero disposti a tagliarsi una mano pur di guadagnare un’ora di sonno o non rinunciare ad andare dal parrucchiere durante l’orario lavorativo!

 

Signore e signori, abbandoniamo sullo sfondo l’estenuante sfida sull’improbabile ring, che potrebbe continuare a lungo su due rette parallele senza mai incontrare un punto d’incontro. Ci saranno sempre i tecnologi ottimisti, entusiasti di scoprire cosa c’è oltre le colonne d’Ercole del progresso e della tecnologia. E ci saranno sempre gli scettici, preoccupati per gli aspetti etici che toccano le innovazioni tecnologiche.

 

Per quanto la notizia del microchip sottopelle dei dipendenti dell’azienda svedese abbia fatto scalpore, c’è da dire che gli impianti sottocutanei sono già una realtà ampiamente diffusa. Si parla di un numero di persone compreso tra le 30mila e le 50mila che hanno già installato un piccolo dispositivo sottopelle. E, in alcuni casi, ad esempio in campo medico, mostrano tutto il loro potenziale di miglioramento delle condizioni di vita delle persone.

 

In altri casi, è bene chiedersi se vale la pena impiantare nel proprio corpo un microchip per semplificare alcune azioni che sono già di loro abbastanza semplici, come aprire una porta o pagare un caffè.

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