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Ricerca vocale: il futuro è parlato

Pubblicato il: 6 marzo 2017

La ricerca vocale, poco utilizzata ai suoi albori, ha vissuto, con il tempo, una diffusione straordinaria, legata soprattutto al sempre più crescente uso dello smartphone per effettuare ricerche e al maggiore grado di accuratezza degli assistenti vocali.

 

Parlare è più facile, e anche più veloce, che scrivere. Non servono le mani né gli occhi, anzi puoi impegnarli in altre azioni, come cucinare senza bruciare nulla, guidare senza rischi, dedicarti al fai da te senza martellarti un dito. In più, tra non molto gli assistenti vocali ci capiranno meglio del nostro migliore amico.

 

La voice search è uno dei principali trends del 2017 e infatti il 20% delle ricerche da mobile su Google sono vocali e si prevede, per il 2020, che il 30% delle sessioni di navigazione web sarà effettuato senza schermo (dati Gartner).

 

L’utente parla e Google risponde e chi si occupa di SEO farebbe bene ad ascoltare.

 

 

Ricerca vocale: chi risponde?

Cambia notevolmente il modo in cui ci relazioniamo con i motori di ricerca, instaurando un “dialogo con la macchina”.  Tutti i grandi del settore IT investono su questi strumenti di Intelligenza Artificiale, capaci di capire, con un tasso di errore del solo 8%, semplicemente parlando gli input che inviamo:

 

• Google con Google Now
• Apple con Siri
• Amazon con Alexa
• Microsoft con Cortana
• Baidu con Duer

 

Gli assistenti vocali puntano a migliorare la conoscenza delle persone, del loro contesto e dei loro problemi al fine di fornire all’utente una User Experience appagante.

 

Nonostante ciò, restano alcune difficoltà nell’utilizzo della vocal search, quali i rumori di fondo che interferiscono con una perfetta comprensione delle parole, oppure il problema della privacy. Non è un caso, dunque, che il maggior numero di ricerche vocali avvenga a casa (43%) o in macchina (36%). Se l’idea che qualcuno guardi la vostra cronologia di ricerca vi fa rabbrividire, immaginate se fosse ascoltata!

 

Ricerca vocale: la SEO ascolta

Parlare è più facile che scrivere, ed è anche più discorsivo! Facendo una ricerca digitata cerchiamo di usare pochi termini, quanto più possibile precisi, per esprimere meglio il nostro intento e ricevere risultati quanto più accurati e pertinenti. Quando, invece, dialoghiamo con un assistente vocale usiamo un tono conversazionale e più naturale, quindi più articolato. Da aggiungere poi che, il più delle volte, essendo impegnati a fare anche altro, le ricerche vocali richiedono soluzioni rapide e puntuali per bisogni immediati, probabilmente legati a ciò che stiamo facendo.

 

Non più parole chiave secche, ma long tail esplicative, che possano rispondere a domande più articolate, formulate frequentemente con le famose question words (chi, cosa, quale, quando, come e quanto). L’indicizzazione e il posizionamento sui motori di ricerca ora poggiano su “entità, concetto di natura semantica che aggrega tutta una serie di keywords che si riferiscono a una stessa esigenza.

 

Di questi aspetti devono assolutamente tener conto gli esperti di SEO: le persone e il contesto. In fondo, Google ne aveva preannunciato la crescente importanza con il lancio di Hummingbird, il colibrì-algoritmo che fornisce risposte sulla base non solo delle keyword utilizzate, ma anche delle ricerche già fatte, del dispositivo utilizzato, della localizzazione attuale e passata e di tutte quelle informazioni di contesto che riesce a ottenere.

 

Del resto, lo diceva anche il filosofo del linguaggio Wittgenstein “dimmi come cerchi e ti dirò cosa cerchi”, ma ovviamente non si riferiva alle query su Google!

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