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Siamo tutti brand sui social

Pubblicato il: 20 marzo 2017

Lo sapevate che siamo tutti brand?

 

È uno dei risultati che emerge dalla ricerca, “Wave 9. The Meaning of Moments”, condotta da UM – network di comunicazione globale che fa parte del gruppo IPG Mediabrands, frutto di dieci anni di monitoraggio dei social media e dei comportamenti di 52.000 utenti social in 78 paesi, con l’analisi di oltre 60 miliardi di interazioni.

 

Secondo lo studio, cambia la nostra concezione sui social networks: non più considerati luoghi di evasione, visti sempre meno come spazi di divertimento e svago (- 40% rispetto al 2010) e utilizzati, in misura crescente, come piattaforme per fare personal branding (+ 30%).

 

Utilizziamo dunque i canali social essenzialmente per promuovere noi stessi, il che ci porta a essere attivi online, condividere e interagire continuamente. Basta pensare, infatti, che l’85% degli utenti dei social media, a livello globale, gestisce attivamente il proprio account.

 

Questa continua attività online ha un risvolto meno positivo, individuabile nell’innalzamento dei livelli di “digital stress”. Che vuol dire?

 

Se avverti la necessità, in ogni luogo e momento, di essere informato su ciò che avviene nella tua cerchia social e sei assalito dall’ansia della disconnessione, allora sei afflitto dalla sindrome di FOMO, “fear of missing out”, la paura di essere tagliato fuori. Se, invece, sei ossessionato dalla smania di controllare in continuazione lo smartphone, significa che soffri di “checking habit”.

 

Patologie a parte, l’uso crescente dello smartphone, che ci consente una connessione senza soluzione di continuità, porta la metà degli intervistati a confessare la preoccupazione di “perdere qualcosa di ciò che accade nel mio social network” (il 49%) e il 59% ammette di provare ansia all’idea di non avere accesso a Internet.

 

Casi limite quelli che conducono a notti insonni e attacchi di panico, ma con i quali dobbiamo iniziare a confrontarci se non vogliamo ritrovarci tutti in preda all’angoscia se la batteria del cellulare ci abbandona.

 

Le dinamiche sui social media diventano sempre più influenti nella creazione di giudizi e convinzioni: il 53% degli utenti dichiara di essere condizionato dalle opinioni condivise online, percentuale che sale al 60% nella fascia di età tra i 25 ed i 34 anni.

Certo, attribuiamo pesi diversi alle diverse piattaforme, considerando Twitter come la piazza virtuale che influenza l’opinione pubblica mondiale (45%) e Facebook come il bar sotto casa dove parlare tra gruppi di amici (60%).

 

Le interazioni che scambiamo sui social networks scandiscono ormai le nostre esistenze, suddividendole in centinaia di “momenti”, che rivestono importanza per ciascuno di noi facendo leva su diversi stati emotivi. Che sia il matrimonio o una promozione a lavoro, fare shopping o cercare i biglietti di un concerto, il momento è carico di significato per l’utente. 

 

Riuscire a cogliere i momenti e gli stati emotivi a essi legati può diventare per i brand la nuova fonte di differenziazione. Avendo come obiettivo principale quello di fornire un modello di azione per i brand, la ricerca Wave 9 ci mostra che – come dichiara Liz Haas, co-autore della ricerca Wave 9 e UM Research Director – “è fondamentale capire in quali momenti i consumatori saranno più ricettivi al messaggio, in modo da poterli intercettare quando la comunicazione può raggiungere picchi di rilevanza”.

 

Da ciò e dai risultati emersi dallo studio, scaturisce un unico invito ai brands: carpe diem!

 

 

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