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I web influencer in Parlamento

Pubblicato il: 10 luglio 2017

I web influencer arrivano in Parlamento. A voler essere precisi, arrivano sui banchi del Parlamento.

 

Non a colpi di like o “cuoricini”, né grazie ai numeri da capogiro di followers e fan. Anzi, proprio a causa di tutto questo seguito che richiamano intorno a se stessi e alla propria vita sui social, diventano oggetto di discussione nel nuovo Decreto di Legge sulla Concorrenza.

 

Approvata pochi giorni fa alla Camera, ora la Legge annuale sulla concorrenza, che racchiude quattro emendamenti su energia, assicurazioni, telemarketing e dentisti, dovrà tornare al Senato per l’ultima approvazione prima di diventare effettiva. Tanta roba, tra cui rientra il tema della pubblicità occulta, almeno finora, promossa da vip e web influencer sui social network.

 

Argomento arrivato a essere discusso dietro la sollecitazione dell’Unione nazionale dei Consumatori, che già aveva presentato un esposto all’Antitrust sul problema dei selfie sponsorizzati e della pubblicità occulta su blog e pagine social dei web influencer, chiedendo anche un intervento da parte dell’Autorità garante delle Comunicazioni.

 

La richiesta avanzata al Governo in tema di regolamentazione delle forme pubblicitarie dietro compenso adottate dai web influencer è di “valutare l’opportunità di un intervento a livello legislativo affinché l’attività dei web influencer sia regolata, permettendo ai consumatori di identificare in modo univoco quali interventi realizzati all’interno della rete internet costituiscano sponsorizzazione“.

 

Richiesta esaudita dall’esecutivo, nel tentativo di fare chiarezza e ordine in materia di pubblicità occulta, finora sanzionata sui media tradizionali ma non ancora disciplinata sulle piattaforme web e social della Rete.

 

Non si tratta certo di una presa di posizione contro la pubblicità in senso lato, quanto sulle sue forme e manifestazioni camuffate che rischiano di ingannare l’utente.

 

Il problema non è solo italiano. La Competition and Markets Authority, agenzia governativa Antitrust inglese, è stata la prima a prendere provvedimenti in merito, richiamando formalmente circa 40 web influencer e 15 imprese “per aver indotto in errore il pubblico con pubblicità indiretta su social network”.

Inoltre, ha chiesto che, per tutelare gli utenti ed eliminare il problema della pubblicità occulta o “senza etichetta”, i web influencer inseriscano l’hashtag #ad oppure contenuto #sponsorizzato per i loro post che pubblicizzano prodotti e per i quali ricevono un compenso.

 

Fino a oggi, i web influencer, siano essi fashion blogger, YouTubers o vip su Instragram e Facebook, ripresi in momenti di normale quotidianità oppure immortalati in scatti più o meno naturali, non erano costretti a indicare che in realtà di spontaneo c’era ben poco e che quei post erano frutto di un contratto pubblicitario con il brand che casualmente compariva nelle foto.

 

Sembrano selfie ma il realtà sono casi di product placement non dichiarato”, afferma in merito Marco Stancati, docente di “Comunicazione per il management d’impresa” all’Università Sapienza di Roma.

 

Con l’approvazione del Ddl sulla Concorrenza, una specifica formula dovrà accompagnare le foto in cui i web influencer promuovono tacitamente un prodotto o un brand, palesando così che dietro lo scatto c’è un compenso economico.

 

Trasparenza al posto di inganno. Un presupposto necessario, basilare, indispensabile. Soprattutto nel web, dove il concetto di web reputation gioca un ruolo fondamentale per i web influencer.

 

La forza dei web influencer sta soprattutto nel legame e nel senso di fiducia che riescono a trasmettere alla propria base di follower, nei più giovani in particolar modo.

 

Tecniche occulte o camuffate non fanno bene al rapporto.

 

Peccato che a garantire questo legame di fiducia debba intervenire un freddo e distaccato decreto legge.

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